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Alle sue pagine posero mano i maggiori artisti dellepoca, decisi a creare unopera destinata a tramandare nei secoli lo splendore della corte estense e la munificenza del Duca. I miniatori, tra i quali spiccano i nomi di Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, dipinsero ogni carta del manoscritto nel recto e nel verso, conferendo immagine figurata alle Storie dellAntico e del Nuovo Testamento. Le vicende del popolo eletto sono rievocate e rivissute nel clima squisito della corte di Borso, di cui riflettono leleganza del costume, la raffinatezza dei modi e la cordiale aristocrazia del sentire. Il linguaggio formale è condotto secondo le regole nuove della prospettiva giunte di Toscana, e nello stesso tempo con la meticolosa attenzione al vero tipica dellarte fiamminga. Nelletà dei principati di Leonello e di Borso Ferrara fu infatti centro di esperienze artistiche davanguardia nelle quali confluirono le voci della pittura toscana, probabilmente recate da Agnolo da Siena, e i richiami agli illustri messaggi di Leon Battista Alberti, di Donatello, di Mantegna e di Piero della Francesca. La documentata presenza di dipinti di Rogier van der Weyden attesta inoltre il fecondo contatto con la cultura fiamminga. Lornato della Bibbia è pure ricchissimo, fulgido di colori e baluginante doro, in una straordinaria varietà di fregi popolata da una sbrigliata imagerie mitologica e animalistica, da bianche sculture dipinte, da imprese ed emblemi degli Estensi. Questo insieme costituisce una eccezionale galleria darte rinascimentale, la cui ricchezza non trova paragone in nessuna altra testimonianza artistica coeva. Dello straordinario valore del codice furono pienamente consapevoli Borso e i suoi successori, che custodirono la Bibbia come loggetto più prezioso del loro patrimonio, ostentandolo in ogni occasione come simbolo della magnificenza della Signoria. La Bibbia bela, come è indicata negli inventari estensi, seguì i duchi quando la corte si trasferi da Ferrara a Modena nel 1598, e nei secoli successivi condivise le molte e avventurose vicende dei signori dEste, fino al 1923 allorché Giovanni Treccani, con un gesto di unica munificenza, volle approfittare della sua messa in vendita attraverso un antiquario parigino per acquisirla - vincendo la concorrenza della Pierpont Morgan Library - per lastronomica cifra di 5 milioni di lire, e per donarla allo Stato italiano. Da allora il codice è custodito presso la Biblioteca Estense di Modena. Le caratteristiche del facsimile
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