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Biblioteca Nazionale, Florence
BR 397, LF 22

Le Ore Visconti

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Secolo XV


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[S]otto la dicitura Oftìziolo Visconti (o Libro d’Ore Visconti) si designa un Libro d’Ore in due volumi, eccezionalmente ricco, le cui miniature furono eseguite in differenti epoche da due artisti molto diversi fra loro. Il primo, Giovannino de’ Grassi, dipinse con alcuni collaboratori le prime pagine per Gian Galeazzo Visconti; questo lavoro, che procedette lentamente, fu interrotto dalla morte del Duca nel 1402 e fu più tardi ripreso da Belbello da Pavia per il figlio di Gian Galeazzo, Filippo Maria, quando questi divenne Duca nel 1412.

Gian Galeazzo fu il più ambizioso e probabilmente il più intelligente membro della potente famiglia dei Visconti, che governarono Milano per più di un secolo. Nato nel 1351, sposò Isabella, figlia di re Giovanni di Francia, e la loro figlia, Valentina, andò in sposa a Luigi d'Orléans, il figlio minore di re Carlo VI di Francia.

Come i signori di Ferrara, Mantova e Urbino, Gian Galeazzo fu un mecenate della cultura e dell’arte. Si occupò dell'Università di Pavia, fondata da suo padre, e proseguì la costruzione della grande biblioteca che era stata iniziata dai suoi predecessori nella stessa città.

Negli ultimi anni del secolo fece di Pavia e Milano due tra i maggiori centri europei per la produzione di codici miniati. La scuola lombarda produsse in quel periodo una serie particolare e veramente unica di splendidi libri illustrati dedicati alle piante, agli animali, alla medicina e alle stagioni.

Mentre l'amanuense che redasse il testo del libro di preghiere si firmò con il suo nome, Frate Amadeo, i miniatori, come è tipico del tempo, restano anonimi, e solo prove esterne ci dicono che dobbiamo all’immaginazione di Giovannino dei Grassi i disegni della prima parte del manoscritto. Giovannino viene menziona to per la prima volta nel 1389 come pittore nella Fabbrica del Duomo. Nel 1391 i documenti testimoniano che esercitava un ruolo di supervisore “come capomaestro”, e viene anche qualificato come scultore. Fu il primo pittore italiano del XIV secolo a creare uno stile del tutto caratteristico per la miniatura.

L’altro grande miniatore, che illustrò la seconda parte del Libro d’Ore, è BelbeIlo da Pavia, Il suo nome compare nella corrispondenza della famiglia Gonzaga come autore di parte delle miniature di un messale completato da un seguace di Andrea Mantegna (Gerolamo da Cremona) per Barbara Gonzaga, Marchesa di Mantova. Nel 1912 Pietro Toesca lo identificò come l’autore sia delle miniature della Bibbia Estense, illustrata per Niccolò III d’Este, Marchese di Ferrara (Biblioteca Vaticana, Barb. Lat. 613), sia del Libro d’Ore visconteo.

Gran parte delle miniature di BeIbeIIo nel Libro d’Ore visconteo appartengono alla fase iniziale del suo sviluppo artistico, che si evolve da uno stile compatto, ricco di dettagli e di preziosismi, al linguaggio più disteso e cromaticamente più audace del Messale di Mantova.

I due tomi del manoscritto avrebbero dovuto costituire in origine un volume unico, ma il protrarsi dei tempi della loro decorazione fece sì che di fatto non fossero mai uniti, Il secondo tomo, pervenuto alla famiglia Rospigliosi, fu acquistato dal barone Horace Landau neI 1902; dopo la sua morte, nel 1945, il suo pronipote barone Horace Finaly ne fece dono alla città di Firenze, che lo assegnò alla Biblioteca Nazionale. Il primo tomo, rimasto presso la famiglia Visconti, fu acquistato dalla Biblioteca Nazionale nel 1969.

Le caratteristiche del facsimile

  • Riproduzione integrale dei codici BR 397 e LF 22 dello Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
  • Due tomi di formato 20 x 27 x 6 cm ciascuno, per complessive 636 pagine
  • Tiratura limitata di 500 copie numerate
  • Stampa con speciale retino a punto variabile
  • Riproduzione di oro e argento in lamina con trancia a caldo, successivo trattamento di invecchiamento e rilievo della lamina
  • Riproduzione di speciali decorazioni (oro a pennello, punzonature, laccature, satinature, ecc)
  • Fustellatura a pagina singola
  • Legatura realizzata a mano
  • Copertine in legno rivestite di velluto rosso, fermagli e bindelle in argento massiccio
  • Commentario a cura di Milvia Bollati, con saggi e schede descrittive delle singole pagine del manoscritto

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